Capitolo 9 – Un po’ di sale in zucca

SuperSam fu svegliato di soprassalto da un rumore di vetri infranti e risate soffocate. Guardò l’orologio: le 5 del mattino. Inforcò gli occhiali e scese al piano di sotto, dove trovò SuperFra e SuperJay sul pavimento, che si tenevano la pancia dalle risate. Inarcò un sopracciglio e incrociò le braccia con aria di rimprovero, lo sguardo che saettava dalla lampada rotta alle colleghe. Queste non sembrarono accorgersi di lui. Si schiarì sonoramente la gola.

“Ssssh!” fece SuperJay tra le risate, cercando di portarsi un dito sulle labbra ma mancando vistosamente e infilandoselo in un occhio. “Sveglierai l’altro Sam!”

SuperFra rise più forte di prima, e SuperSam le fulminò con lo sguardo.

“Che altro Sam?” chiese, pur non essendo sicuro di voler conoscere la risposta. SuperJay sembrò concentrarsi molto per rimettersi in piedi, poi si arrese e ricadde.

“Ah, no,” disse ridacchiando, “mi sa che ci vedo doppio”

“Stupida!” SuperFra tentò di mollarle un ceffone ma colpì solo aria, “sono gemelli!”

“Tutti e quattro?” biascicò SuperJay. Un rumore alle spalle di SuperSam lo fece voltare di colpo, ma non vide niente. Si disse che probabilmente SuperFra aveva solo accidentalmente mosso qualcosa di metallico e non ci fece caso.

“Siete sbronze.” dichiarò, disgustato.

“E tu sei troppi!” rispose prontamente SuperJay. Apparentemente SuperFra lo trovò esilarante, perché si sdraiò sul pavimento, rotolando dalle risate. SuperSam scosse la testa.

“Spero che abbiate già vomitato, e se non lo avete fatto spero che abbiate voglia di pulire.” disse, salendo le scale.

Quando tornò in cucina trovò le colleghe riverse a terra, profondamente addormentate. Come se la sua giornata non fosse iniziata già abbastanza male, pensò guardando sconsolato Gary, che aveva portato con sé, e che per qualche motivo aveva deciso di appassire durante la notte. Scavalcò le belle addormentate e rovesciò il contenuto del vaso nella spazzatura.

“Mmmmh,” grugnì una delle due. SuperSam afferrò una padella e cominciò a suonarla con un mestolo. Tra lamenti e insulti biascicati le due si sedettero, portandosi le mani sulle orecchie.

“È ggiaradillazone?”

“COSA?” gridò SuperSam cercando di essere il più rumoroso possibile.

“È…già…ora…di…colazione?” scandì SuperFra, cercando di aprire gli occhi.

“È ora di pranzo” rispose lui, secco, e posò la padella sul fornello. Le due supereroine si trascinarono a fatica fino all’asse da stiro e vi si accasciarono.

Il pranzo fu silenzioso. SuperSam era incredibilmente irritato, anche perché, essendosi la terza sedia rotta il giorno prima, fu costretto a mangiare in piedi. Ingoiò in fretta il suo pranzo e scese nell’ufficio mentre ancora le altre due si sforzavano di far entrare in bocca la prima forchettata. Le brutte sorprese non erano finite per il supereroe, dato che la prima cosa che scoprì al piano di sotto fu il corpicino di Lord Gago, riverso su un fianco, a galla nella sua boccia.

“Aww, prima Gary e adesso tu?” si lamentò Sam, e pescò il pesce con la retina, dirigendosi sconsolato in giardino, dove si apprestò a dare al suo piccolo amico una degna sepoltura. Quando tornò in cucina per lavarsi la mani trovò le colleghe ancora a tavola. Resistette alla tentazione di spingere le loro facce contro i rispettivi piatti.

“Sam, mi passi il sale?” disse debolmente SuperJay. SuperSam glielo tirò, sperando di colpirla in testa. Invece mancò la presa e la saliera finì sul pavimento, rompendosi. SuperJay non si scompose, ne prese un pizzico e lo cosparse sulla sua insalata.

“Voi due avete bisogno di un caffè” sibilò SuperSam tra i denti serrati, e mise la caffettiera sul fuoco.

“Sam, passami il sale” mugolò SuperFra. Quello sospirò. Ormai cominciava a pensare che fosse la sua unica utilità. Comunque non ci fece caso e continuò a fare il caffè.

Qualche minuto dopo i tre supereroi avevano davanti una tazza di caffè fumante. SuperJay ne prese un sorso, si scottò la lingua, mandò una specie di muggito e adagiò la testa sulle braccia incrociate sul tavolo. SuperSam alzò gli occhi al cielo e girò il proprio.

“Sam, mi passi lo zucchero?”

“E TIENI!” ruggì quello, portando la zuccheriera a un millimetro dal naso di SuperFra. Quella biascicò qualcosa che suonava come un “grazie” e versò qualche cucchiaino di zucchero nel suo caffè. Poi ne prese un sorso e lo sputò a fontana proprio sulla faccia di SuperJay, che aveva appena risollevato la testa per fare un nuovo tentativo di bere.

“Occhio”, disse vaga, come se non se ne fosse neanche accorta, e avvolse le mani intorno alla sua tazza.

“Ho detto zucchero, non sale!” esclamò SuperFra come se si fosse riscossa.

“Era zucchero, cretina” le intimò SuperSam prendendo il primo sorso del suo caffè e sputandolo immediatamente in faccia a SuperJay. Questa guardò il soffitto.

“Ma cos’è che piove?” mormorò.

“Ma che schifo, è salato!” disse SuperSam scrutando il suo caffè.

“Te l’ho detto!”

Il supereroe mise un dito nella zuccheriera e ne assaggiò il contenuto. “Chi è l’imbecille che ha messo il sale nella zuccheriera?” chiese, guardando istintivamente SuperJay.

SuperFra si alzò barcollando, rovesciò il caffè nel lavandino, se ne versò una nuova tazza e, afferrato il sacchetto dello zucchero, lo assaggiò. Soddisfatta, ne prese due cucchiaini e ne versò il resto nella zuccheriera, che offrì a SuperSam. Il supereroe, diffidente, ne assaggiò un po’.

“Fra, ma è sale” disse. SuperFra gli rivolse uno sguardo perplesso, infilò nuovamente il dito nel barattolo dello zucchero, lo mise in bocca e sgranò gli occhi.

“Prima era zucchero! Assaggia!” SuperSam bevve un sorso del caffè di SuperFra e sputò per l’ennesima volta.

“Ma ci hai messo il sale!”

“Prima era dolce! Prima…” SuperFra sembrò realizzare qualcosa “prima che lo toccassi tu…”

SuperSam le rivolse uno sguardo confuso.

“Credo che abbiamo appena scoperto il tuo potere” disse lei con un sorriso.

“Grandioso” sibilò SuperSam e dopo aver gettato l’ennesimo caffè nel lavandino fece per uscire dalla stanza.

“Mollale un ceffone prima di uscire” suggerì SuperFra accennando a SuperJay “magari le metti un po’ di sale in zucca!”

“Che schifo di battuta” borbottò SuperSam, ma obbedì senza pensarci due volte. SuperJay guardò di nuovo il soffitto, confusa.

 

Capitolo 10 – Pubblicità ingannevole