L’ultimo “fan” lasciò la propria postazione intorno alle 23.30. Nessuno si era accampato, come aveva temuto SuperFra, e i supereroi sarebbero stati liberi di uscire, se avessero voluto. Non che avessero qualche posto dove andare, ma la libertà dava loro un certo sollievo.
SuperFra si era ripresa con successo anche da questo trauma cranico (SuperSam pensava avesse sviluppato una certa immunità, ormai) ma continuava ad avere mal di testa, il che la rendeva più nervosa e suscettibile del solito.
“Beh? Aspetti qualcuno?” chiese bruscamente a SuperJay, che in effetti stava sbirciando oltre le tende da un bel po’ di tempo.
“Eh? Uh…no” disse vagamente, chiudendo le tendine “no, mi chiedevo solo…sai, Biggi non si è fatto vivo e pensavo che magari…non so, che ci avrebbe portato un giornale” aggiunse in fretta.
“Avrà visto la folla e se ne sarà andato via,” fece SuperSam, diplomatico. “Domattina andiamo noi da lui”
“Andiamoci ora!” esclamò entusiasta SuperJay “Sai dove abita?”
“Io so dove abita,” grugnì SuperFra tenendosi la testa tra le mani, “ma non ti ci porto ora.”
“Dai, perché? Andiamo ora, dai!”
“Ok, prima di tutto stai invadendo la mia bolla personale” disse secca SuperFra, alzando una mano per impedire a SuperJay di avvicinarsi di più: dopo l’ennesimo “incidente” aveva risolto che stare ad almeno un metro da lei per qualche giorno le avrebbe fatto bene. “Poi è quasi mezzanotte, non si va a casa della gente a quest’ora.”
“Eddai! Abbiamo bisogno di un giornale!”
“No che non ne abbiamo bisogno. Vai a letto.”
“Sì invece! E se parlassero di noi? E se ci fosse un supercattivo? Dovremmo informarci su queste cose. E poi se non ora quando? Davanti a casa c’è gente tutto il giorno!”
“Probabilmente ce ne sarebbe di meno se qualcuno non li avesse incoraggiati” sibilò SuperFra tra i denti. SuperJay la ignorò.
“Fra, guarda che ha ragione” intervenne SuperSam, alzando gli occhi da Vanity Fair, “se non approfittiamo di momenti come questo non usciamo più di casa”
“Oh, non ti ci mettere anche tu. Una cotta è abbastanza in questa casa.”
“Non ho una cotta!” esclamarono SuperSam e SuperJay all’unisono. SuperJay arrossì e riprese a guardare fuori dalla finestra.
“Sul serio Fra, potremmo fargli una visita. Se non altro per informarci su Città, magari è stata rapinata un’altra banca o qualcosa del genere.”
SuperFra fece ricadere pesantemente le braccia sul tavolo, esasperata.
“Forse c’è una cosa che ancora non vi è chiara,” disse piano, “anche se ci fosse questo supercattivo…”
“Non c’è alcun “se” al riguardo!” la interruppe SuperJay.
“Anche se ci fosse questo supercattivo,” riprese la collega a voce più alta, ignorandola, “pensate veramente di fare qualcosa al riguardo? Voglio dire…siamo a mala pena capaci di passare una giornata senza che ci sia un trauma cranico!”
“Parla per te” mormorò SuperJay. SuperSam abbassò lo sguardo, pensoso.
“Seriamente,” continuò SuperFra, “dobbiamo cominciare a renderci conto dei nostri limiti. Certo, essere famosi è un vero spasso” disse, pesantemente sarcastica, fulminando SuperJay con lo sguardo, “ma se davvero ci fosse un supercattivo la gente si aspetterebbe che fossimo noi a fermarlo. E cosa gli facciamo? Gli apriamo un barattolo di sugo in faccia? Gli facciamo diventare il brodo super salato?”
“È pericoloso se ha la pressione alta.” disse SuperSam sulla difensiva, sentendosi chiamato in causa. Ma SuperJay non si era affatto scoraggiata.
“Vedi?” insistette, “Meglio sapere a cosa andiamo incontro! Su, usciamo.” decretò.
Più per sfinimento che per voglia, alla fine SuperFra le diede ragione, e i tre supereroi si avviarono verso la casa del giornalista.
—
“Biggi, apri la porta!” chiamò SuperFra, bussando forte per la terza volta. Un giro sul monopattino all’aria aperta le aveva fatto bene, e il mal di testa le era passato. “Ti abbiamo visto muoverti da dietro le tende, apri!”
Alla fine la porta si aprì di uno spiraglio, dal quale fece capolino la testa del giornalista.
“Ehi,” disse lui, evidente imbarazzato. “che…che c’è?”
SuperFra aggrottò le sopracciglia. “Disturbiamo?” chiese, senza darsi la pena di nascondere quanto le desse fastidio essere uscita di casa e aver fatto tutta la strada per poi non essere nemmeno invitata ad entrare.
“Ciao Biggi” disse piano SuperJay da dietro la spalla della collega, accennando un timido sorriso.
“Ciao,” rispose quello frettolosamente, “no, è che…sì, è un brutto momento, ho tanto da fare e-”
“Come no,” lo interruppe SuperFra, che poco tollerava le scuse, soprattutto da parte di chi sapeva mentire poco e male. “Senti, dacci il giornale di oggi e facciamola finita.”
“Ehm…” il giornalista guardò un punto alla sua destra, all’interno del salotto, che i supereroi non potevamo vedere. “ecco.” disse all’improvviso, porgendo il giornale a SuperFra. “Scusate, devo proprio andare, ci vediamo.” e fece per chiudere la porta.
“Aspetta!” Disse SuperJay, fermandolo. “Tutto bene?” il giornalista le rivolse uno sguardo indecifrabile.
“Sì, certo, io…va tutto bene, è che sono molto impegnato con-” la porta si chiuse all’improvviso, interrompendo il reporter.
“Biggi!” lo chiamò nuovamente SuperFra. “Biggi!”
Dalla casa non venne nessuna risposta. I tre supereroi si scambiarono uno sguardo perplesso.
“Ok,” disse SuperFra fermandosi all’improvviso quando furono a metà del vialetto, “è ovvio che non era solo in casa.”
“Non voleva farci vedere dentro,” sussurrò SuperSam, “ci sta nascondendo qualcosa.”
“Credete sia in pericolo?” disse grave SuperJay.
“No,” concluse SuperFra dopo un attimo di riflessione. “Cioè, non so. È presto per dirlo. Per quanto ne sappiamo potrebbe anche essere con una donna. Non possiamo trarre conclusioni affrettate solo perché siamo un po’ sul chi vive.”
“E se fosse il supercattivo?” sussurrò SuperJay.
“E se fosse la sua fidanzata? Jay, non possiamo fare irruzione così, senza prove.”
“Ma qualcuno ha chiuso la porta mentre parlava! Violentemente!”
“E chi ti dice che non fosse una signorina!” insistette SuperFra.
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“Bene,” mormorò la SuperJay dentro casa del giornalista, sbirciando da dietro le tende, sicura di non essere vista: aveva avuto cura di fare buio nella stanza alle sue spalle. “Come recitazione abbiamo del lavoro da fare, ma non credo che tu li abbia insospettiti più del dovuto.”
“Beh, ma è ovvio. Comunque guarda, se ne vanno” intervenne SuperFra prima che Biggi avesse modo di rispondere, indicando il gruppetto di supereroi nel vialetto davanti a casa, che sia avviava a malincuore verso il monopattino. “È andato tutto bene. Alla fine avevi ragione. Strano.”
“Tanto domani tornano,” disse SuperSam dalla poltrona.
“Già,” si riscosse SuperJay, “vedi di non farli preoccupare troppo. Devi dirgli che eri con una donna.”
“Come si chiama?”
I supereroi si guardarono.
“Dovremmo pensare a un nome,” concordò SuperFra. “Per rendere la storia più credibile”.
“No,” fece SuperJay scuotendo la testa, “non ce n’è bisogno”.
“Ma se lo chiedessero?” chiese SuperSam.
“Ti dico che non serve. Finora avevo ragione io, volete fidarvi di me una buona volta?” SuperJay era visibilmente irritata.
“Capite che per me è difficile? Voglio dire…voi siete…” cominciò Biggi.
“Oh, sta’ zitto,” sbottò SuperFra, “tu fai quello che ti diciamo noi e andrà tutto bene.”
“Ma se dovessi sbagliare qualcosa-” insistette il giornalista.
“Non sbaglierai.” sentenziò minacciosa SuperJay, voltandosi verso di lui. “Non sbaglierai e basta.”